Apertura

Partita

Una partita a scacchi

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Introduzione

di Larry Evans

Come Dalla viva voce del protagonista prepara la scacchiera? Come si prepara per ogni partita? Che cosa guida la sua scelta della mossa successiva? Quando si dovrebbe violare un principio?

In quanto unico grande maestro americano tra gli autori di questo libro, mi è stato chiesto di commentare i contributi dei miei colleghi. Poiché ogni capitolo è filtrato attraverso una personalità diversa, questo è un libro di istruzione di valore unico, ma in qualche modo insolito. Il mio compito è aiutarvi a utilizzarlo nel modo più efficace.

Quando noi sette (tra gli altri) prendemmo parte al grande torneo internazionale di San Antonio 1972, l’editore della R.H.M., Sidney Fried, e il direttore responsabile Burt Hochberg ci convinsero a realizzare un libro sulle aperture diverso da qualsiasi altro pubblicato in precedenza. La loro idea era di permettere allo studente di vedere come sette grandi maestri di primo piano affrontano individualmente questa fase del gioco. Non volevano soltanto colonne di analisi — legna morta da memorizzare — ma una visione della filosofia scacchistica. Volevano offrire al pubblico degli scacchi l’esperienza distillata dei migliori giocatori del mondo — come hanno imparato le aperture, che cosa hanno imparato, come hanno sviluppato i loro atteggiamenti, i loro stili.

Ciò che ne è scaturito sono le risposte a queste domande, e a molte altre: come è possibile essere creativi nonostante montagne di letteratura teorica sulle aperture già esistente? A che cosa pensa un grande maestro quando si siede alla scacchiera?

A parte il mio capitolo sui principi fondamentali dell’apertura, che getta le basi per le discussioni che seguono, ciascun grande maestro ha scritto come meglio credeva. A nessuno è stato assegnato un argomento o un compito specifico. Il risultato è un notevole ritratto collettivo, vario, ricco e affascinante quanto il gioco che ci unisce nonostante la distanza che ci separa.

Se c’è un filo conduttore comune, è questo: pensate con la vostra testa, non accettate nulla per fede, evitate di giocare meccanicamente. Ogni posizione è nuova, anche se l’avete vista migliaia di volte. Un maestro di scacchi è pratico, flessibile. Ha imparato come funzionano i pezzi trafficando con ogni partita magistrale che riusciva a trovare e smontandola mossa dopo mossa, proprio come fanno tutti i principianti. Alla fine ha sviluppato una pelle dura, un metodo per trovare rapidamente buone mosse. E uno stile.

Ciò che mi ha affascinato, leggendo il manoscritto, è stato vedere come tutti noi abbiamo sviluppato stili distinti nonostante la nostra sostanziale adesione agli stessi principi scacchistici. Data una posizione qualsiasi e chiesto di trovare la mossa migliore, ci sarebbe stato poco disaccordo. Eppure le nostre partite sono tanto diverse

Come aprire una partita a scacchi

come le nostre impronte digitali. Mentre alcuni sono riluttanti a cambiare un Alfiere per un Cavallo quanto lo sarebbero a scambiare una Cadillac per una Chevrolet, altri sono pronti a farlo senza esitazione. Mentre Petrosian si concen- tra sull’estinguere le controchance del suo avversario, Larsen è intento ad accrescere il proprio poten- ziale dinamico. Ci sono molti modi di giocare a scacchi!

I capitoli sono stati organizzati per una lettura scorrevole. Il mio lavoro è ri- volto al principiante, quello di Keres al giocatore più esperto. Iniziate da qualsiasi punto, andate avanti o indietro. Troverete molto che vi istruirà, molto che vi stimolerà. Quando avrete finito giocherete l’apertura con nuovo vigore e precisione, qualunque sia il vostro livello attuale.

CAPITOLO

Larry Evans (USA): «L’aper- tura — approssimativamente le prime dodici mosse — è una lotta per lo spazio, il tempo e la forza.»

Un giocatore che comprende i principi fondamentali e li applica con coerenza raramente verrà annientato in apertura. Tempo, spazio e mate- riale sono i mattoni fondamentali. Il maestro di scacchi manipola questi elementi come un chimico; la scacchiera è il suo laboratorio. I van- taggi di tempo e di spazio sembrano

l’intero processo della tecnica scacchistica consiste nel trasformare il meno du- revole in un vantaggio più du- raturo.

In apertura, il Bianco mira all’iniziativa e il Nero all’equili- brio. Il maestro moderno non tenta quasi mai di vincere rapidamente contro un avversario forte, ma si ac- contenta di accumulare piccoli vantaggi che, si spera, potranno essere sfruttati nel mediogioco.

I gambetti pongono il conflitto tra tempo e forza nella sua forma più pura. Il Bianco sacrifica un pedone o due in aper- tura per un attacco rapido. Il Nero può aggrapparsi a questo materiale con tutte le sue forze oppure restituirlo prudentemente al momento opportuno. La conseguente semplifica- zione in genere risolve la tensione e neutralizza l’attacco del Bianco. Questo è il motivo per cui i gambetti sono quasi scom- parsi dal gioco magistrale moderno, sostituiti da lente manovre posizionali.

Il giudizio posizionale può essere ac- quisito con la pratica e lo studio delle partite dei maestri. Un modo efficace per rigiocare queste partite è coprire la mossa successiva e cercare di pre- vederla. All’inizio ciò può risultare frustrante, ma alla fine svilupperete una vera sensibilità per le considerazioni tattiche e stra- tegiche.

Capitolo

evaporano, mentre i vantaggi mate- 2 riali sono duraturi e si manifestano Svetozar Gligoric (Jugoslavia): decisivamente con l’avvicinarsi della fine- “L’arte di trattare la fase di apertura partita. In generale, la fase del gioco correttamente e IV