Come aprire una partita a scacchi

un serio lavoro sull’apertura con In seguito alla diffusione degli scacchi l’aiuto di un istruttore è il metodo più e al riconoscimento del loro valore sociale utile per scegliere sistemi di apertura efficaci. presso i vari strati della società, sono Il compianto V. Simagin ci assicura che emersi moltissimi dilettanti sempre più in- il modo migliore per costruire un repertorio teressati ai problemi dell’apertura. L’importanza di un approccio scientifico, di una preparazione oggettiva e sistematica, riconosciuta per la prima volta da Botvinnik, divenne altrettanto chiara ai suoi rivali. I maestri di oggi, e perfino i dilettanti, conoscono bene questo approccio e lo danno per scontato.

Bollettini e pubblicazioni su tutti i principali tornei, e le analisi teoriche di tutte le partite importanti, sono a disposizione dell’intero mondo scacchistico. L’unico vantaggio che il maestro di oggi può sperare di ottenere deve derivare dalla qualità della sua preparazione. Il successo può venire soltanto dalla competenza e dal talento di chi svolge l’analisi, da quanto duramente lavora e da quanto tempo dedica alle posizioni critiche.

Teoricamente, un gruppo che analizzi insieme sembrerebbe avere un vantaggio su un maestro solitario. Ma considerando che negli scacchi sono due individui a confrontarsi, sarebbe quasi impossibile creare un gruppo coeso a un livello sufficientemente alto da giovare all’individuo per il quale essi lavorano. Inoltre, l’attività di un simile gruppo può essere ostacolata da interessi personali.

L’unica misura valida della propria capacità di giocare a scacchi sono i risultati.

parla della propria preparazione ai tornei (citato nel libro di Rokhlin), dice:

Cerco di giocare in uno stile rigorosamente classico. Evito mosse che non siano conformi alle esigenze della posizione. Mi piacciono le complicazioni tattiche solo quando è necessario affrontare una difesa complessa e difficile, a differenza di Tal, che spesso provoca scontri tattici per ragioni puramente estetiche. Non sono un sostenitore della moderna precisione nel trattare l’apertura.

Non occorre spiegare al lettore a che cosa alluda Korčnoj nel suo commento finale.

Da tutto ciò possiamo vedere che una comprensione insufficiente dei problemi dell’apertura, o la mancanza di una preparazione approfondita in un determinato sistema, devono essere estremamente svantaggiose per il giocatore di categoria inferiore, mentre per il maestro tali carenze comporteranno quanto meno un dispendio supplementare di tempo per riflettere e un conseguente senso di insicurezza durante la partita.

Teoria e pratica

E i risultati sono ora riportati nella cosiddetta scala di valutazione Elo. Ovviamente, poiché il singolo giocatore è l’unico responsabile del miglioramento del proprio punteggio, egli soltanto può perfezionare la propria preparazione. Vi sono diversi modi per farlo: può migliorare la propria preparazione fisica e psicologica; può studiare i finali; può, sospettando debolezze nel proprio gioco d’apertura, provare altri sistemi di apertura e cercare di trovarne di più adatti. Le possibilità sono infinite. Ancora una volta, la scelta del metodo e la natura della preparazione devono essere lasciate all’individuo. Egli deve perfino decidere se lavorare da solo o con un allenatore; in quest’ultimo caso, naturalmente, l’allenatore verrà a conoscenza di tutti i segreti del giocatore.

In un certo senso, l’individuo intraprende un lungo percorso di conoscenza di sé. Alla fine raggiunge un determinato punto, che di solito coincide con il periodo dei suoi maggiori successi, nel quale nasce un senso di fiducia in se stesso. Egli avrà allora raggiunto uno stile adatto al proprio carattere e temperamento; in altre parole, avrà completato il proprio autoritratto di giocatore di scacchi.

### La “mossa migliore”

Il principio guida complessivo della lotta sulla scacchiera è la battaglia per l’iniziativa attraverso il coordinamento più efficiente dei pezzi e dei pedoni. Questo deve essere l’obiettivo fin dalle primissime mosse.

È in vista di questo scopo che normalmente si cerca di trovare la “mossa migliore”. Capablanca mise in guardia contro la futura “morte per patta” degli scacchi perché, a suo avviso, i migliori giocatori avrebbero sempre trovato le mosse migliori in qualsiasi situazione e quindi sarebbe presto diventato impossibile sconfiggerne qualcuno. La nostra discussione, tuttavia, si colloca su un piano più pratico e limitato.

Come possiamo definire la “mossa migliore” in modo da poterla riconoscere? Un approccio è il seguente: la “mossa migliore” è quella che favorisce il coordinamento più efficiente delle forze e che quindi sviluppa l’iniziativa nel grado più elevato. Una tale mossa è necessariamente il risultato di un pensiero altamente intenso e di una sintesi di logica, fantasia, immaginazione, memoria, attenzione, volontà ed emozione; in altre parole, del dominio di tutte queste qualità e della loro migliore applicazione.

Da ciò possiamo vedere che il tentativo di trovare la “mossa migliore” impone esigenze molto elevate al giocatore. Posso anzi affermare che la produzione di una serie costante e ininterrotta di mosse realmente migliori sfiora, o addirittura supera, i limiti delle capacità umane, considerata la natura complessa degli scacchi moderni. Questa produzione di mosse migliori dovrebbe riflettere la più limpida comprensione della quintessenza della creatività scacchistica, a un grado che ritengo oggi irraggiungibile.

Come aprire una partita a scacchi

Inoltre, questa incessante ri- maggiore materiale una quota mag- cerca dell’iniziativa provoca natu- giore del punto. Questa idea avrebbe ralmente la più forte resistenza da un effetto profondo sulla condu- parte dell’avversario. Egli stesso è zione dell’intera partita, poiché costretto a trovare le mosse migliori, certi finali materialmente sbilan- anche se ne esiste una sola. Qui si ciati, noti per essere patte, non po- può applicare la metafora del boo- trebbero più essere affrontati con merang. sicurezza dalla parte materialmente Per esempio, certe situazioni di più debole.) gioco possono essere paragonate a Ma, da quanto è stato detto sopra una corsa a piedi in cui un corridore in relazione alla teoria del boome- si impegna al massimo e prende un rang, dovrebbe essere più facile (e, vantaggio iniziale, per poi scoprire per me, preferibile) difendersi contro più tardi che ciò ha spronato i suoi un giocatore che cerca costante- concorrenti a sforzi maggiori. E, mente la mossa migliore piuttosto quando il leader si stanca, forse che cercare in profondità riserve na- scoraggiato dalla dura competi- scoste di iniziativa per sé stessi. zione, rallenta e viene superato. I migliori professionisti compiono L’effetto boomerang opera anche sforzi consapevoli per trovare e gio- negli scacchi, specialmente a svan- care le mosse più forti. Ma spesso taggio del giocatore che, nonostante seguono la loro intuizione, benché il talento naturale e un’accurata pre- ciò possa essere rischioso. In certe parazione, manca di una volontà situazioni, infatti, un maestro può di vittoria estremamente forte e deliberatamente evitare di giocare duratura. quella che sembra la mossa “miglio- Cercare le mosse “migliori”, per- re” perché non riesce ad analizzare tanto, può non essere sufficiente. le conseguenze di ciascuna possibile I sostenitori della teoria della mossa risposta con sufficiente profondità, o migliore avrebbero successo con- perché le posizioni raggiunte nei tinuamente nella graduatoria inter- suoi calcoli sono poco chiare, o addi- nazionale solo se riuscissero a pro- rittura perché sa che la mossa “mi- durre mosse migliori non soltanto gliore” è esattamente ciò che l’av- in una singola partita dall’inizio versario si aspetta. alla fine, ma per l’intera durata di Ora ci avviciniamo alla radice del un torneo. problema: nella pratica reale, tro- Bronstein, un grande maestro so- vare la mossa “migliore” vale lo vietico che detesta le patte quanto sforzo straordinario richiesto? Quanti qualsiasi altro giocatore, sostiene tornei può sopportare un giocatore che una ricerca reciproca delle mos- sotto una tensione così estenuante se migliori da parte di due rivali porta partita dopo partita, dalla prima meno spesso alla patta che a uno mossa all’ultima? “scambio di punti”. (Egli ha anche Esaminiamo, per esempio, una avanzato la proposta, incidental- mente, che la patta, invece di asse- gnare mezzo punto a ciascun gio- catore, dovrebbe attribuire a chi ha

Teoria e pratica

Un tipico torneo contemporaneo, che comprende due giocatori di circa la stessa classificazione Elo. Il Grande Maestro A disputa tutte le sue partite dall’inizio alla fine secondo la teoria della mossa migliore. Il Grande Maestro B arriva alla scacchiera più riposato. Con il Bianco gioca senza eccessiva ambizione e con il Nero affronta ogni problema man mano che si presenta. È stata mia esperienza che il Grande Maestro B più spesso concluderà un torneo davanti al Grande Maestro A, nonostante quest’ultimo abbia profuso uno sforzo molto maggiore sia prima sia durante ogni partita, e abbia prodotto partite di qualità oggettiva superiore.

Considerando le implicazioni di ciò, il lettore potrebbe non essere del tutto d’accordo. Ma forse in tal caso dovrebbe cercare di comprendere le dif- ferenze tra l’approccio dilettantistico e quello pro- fessionale agli scacchi. Una discussione completa di queste differenze esula dallo scopo di questo capitolo, ma si può dire che il professionista esperto fa maggior affidamento, e con maggiore successo, sul proprio senso della posizione.

### Il senso della posizione

Una varietà insufficiente nel proprio repertorio di aperture può causare una certa monotonia nel gioco. Bot- vinnik mise in guardia contro questo nelle osservazioni citate in precedenza. Tuttavia, è possibile ottenere successi nei tornei anche con una sola apertura, ma solo se il giocatore ha un senso della posizione ben sviluppato. Questo senso si affina e diventa più affidabile attraverso la costante ripetizione della stessa apertura (ma non della stessa variante!).

Un giocatore con un senso della posizione affidabile può generalmente vincere contro un avversario che ha trascorso diverse ore a preparare la partita, analizzando posizioni critiche e cercando invano di dominarle attraverso lo studio delle varianti. Non dobbiamo guardare lontano per trovare un giocatore dotato di tale sensibilità posizionale. Non mi sorprende che Wolfgang Uhlmann della Germania Est non si sia ancora stancato della Difesa Francese: perché dovrebbe abbandonarla quando continua a ottenere risultati positivi con essa? Anche il tipo di ricompensa che si cerca dipende dal giocatore. Ciascuno deve decidere se il successo che desidera si ottenga meglio attraverso il meticoloso esame delle varianti, oppure se un’esperienza estetica di bellezza sia più appagante.

Il significato di “senso della posizione” fu chiaramente compreso da M. Čigorin, le cui osservazioni sull’apertura sono pertinenti:

In quasi ogni apertura è possibile trovare mosse che non sono in alcun modo inferiori a quelle teoriche. Il gioco degli scacchi è molto più ricco di quanto possiamo immaginare sulla base della teoria esistente, che tende a mantenere il gioco entro certi confini.

Come iniziare una partita a scacchi

Questa convinzione è sostenuta da coloro che creano idee proprie nel loro modo di giocare. Ma ancora una volta possiamo vedere il divario che separa il professionista dall’amatore: il professionista possiede un senso della posizione molto più affidabile e quindi commette molti meno errori. Ciononostante, ho visto i giocatori più forti subire sconfitte catastrofiche a causa di un gioco d’apertura scadente. Talvolta accade anche a me. La spiegazione è estremamente complessa, ma sembrano esservi tre cause principali di tali insuccessi:

A) La variante o la posizione critica sono state valutate in modo errato dal giocatore durante la preparazione casalinga; in questo caso la variante stessa può necessitare di miglioramenti.

B) La posizione critica è stata valutata correttamente, ma il giocatore ha commesso errori durante la partita; in tal caso il suo senso della posizione lo ha ingannato e il problema non risiede nella variante.

C) Il giocatore ha adottato un approccio intuitivo all’apertura eccessivamente sperimentale, iniziando così la vera battaglia con una posizione inferiore. In altre parole, l’avversario ha approfittato del fatto che i limiti della correttezza erano stati superati.

Esaminiamo più da vicino quest’ultima situazione, poiché il vostro modo di affrontare l’apertura potrebbe essere simile. Lasker, il grande psicologo delle case della scacchiera, disse:

Il giocatore che desidera sapere come pensare con la propria testa deve evitare tutto ciò che negli scacchi è morto. Deve inoltre evitare tutte le teorie vacillanti fondate soltanto su pochi esempi concreti ma su molte varianti inventate. Non dovrebbe prendere l’abitudine di giocare contro avversari deboli. Inoltre, una persona del genere non dovrebbe ripetere aperture che si sono rivelate infruttuose senza un esame critico e accurato. Non dovrebbe accettare senza discernimento le regole applicate da altri.

Sapendo questo, il nostro grande maestro della situazione C, che ha subito un fiasco, avrebbe l’audacia di sperimentare di nuovo? Potrebbe fidarsi del proprio senso della posizione?

È del tutto possibile che, se lo facesse, la volta successiva vincerebbe! Talvolta ciò richiede l’aiuto dell’avversario, che può trovarsi in difficoltà perché non ha familiarità con la posizione. Dalla mia esperienza personale posso dire che la maggior parte dei grandi maestri più quotati e di spicco si è trovata nella situazione C, poiché sono giocatori che fanno affidamento sul proprio senso della posizione. In questi casi si conferma la teoria di Bronstein dello “scambio di punti”.

Ma il grande maestro C non sta forse pattinando su ghiaccio molto sottile? Sì, ma se ha nervi saldi ed è psicologicamente vigile, perché no? L’esperienza basata sul gioco nei tornei dimostra chiaramente che l’arte degli scacchi fiorisce